domenica 28 febbraio 2010


Avatar

Cineland, sabato 27 febbraio 2010, ore 22.30

Ma insomma, ti è piaciuto questo "Avatar" sì o no? Perchè è questo che importa, che si vuole sapere. Vale la pena? Ti sei emozionato? E questo 3d com'è?
Allora, tanto per essere chiari non credo che "Avatar" non possa piacere, a meno che non si sia del tutto indifferenti alle leggi dello spettacolo. Perchè "Avatar" è fatto per piacere, per intrattenere, per emozionare. E' una di quelle scommesse che non si possono perdere.
Infatti, non delude.
Certo è come la Coca Cola per chi è abituato al vino invecchiato. E' un cazzo di film americano, con tante di quelle bollicine che fanno venire il ruttino. E' un banchetto dove non manca niente, neanche un poco di cattivo gusto ma dove tutti si divertono un casino, eccetto gli snob sia chiaro.
E' incredibile come Cameron si stia costruendo un posto nella storia del cinema con film in fondo così superficiali. A studiarli con attenzione sono pieni di difetti, mancano di qualcosa di veramente umano o della grandezza culturale del cinema che entra nei manuali o nei cineclub. Cameron è un regista da multisala e non sarà mai regista di nicchia. Non ce lo scordiamo, Cameron è una delle menti dietro "Rambo 2", una delle più grandi cazzate mai stampate su pellicola, il trionfo del machismo, del muscoletto sul cervello, della granata facile, della paranoia militarista.
Il cinema di Cameron invecchia di pari passo all'evoluzione degli effetti speciali. Riguardate il primo Terminator: il robottone delle sequenze finali è roba da antiquariato. Per il resto è stato spesso un precursore, ma è condannato al ruolo dell'esploratore della tecnica e ogni film rinnova una sfida che si fa di volta in volta più ardita, più sofisticata.
Una cosa mi colpisce in questo film.
Ha una sua coerenza nell'immaginario di un regista molte volte fedele alle armi da fuoco di grande e grandissimo taglio, all'estetica del muscolo guizzante e supersviluppato sia esso di uomo o di donna. Rieccolo, il suo film di guerra.
Eppure qualcosa addolcisce i toni, forse per esigenze da blockbuster, forse per maturità o ruffianeria. Un messaggio di pace, contraddittorio certo, scorre in tutto il film. E' una pace più sognata che visualizzata, mentre scorrono a lungo immagini di sterminio e distruzione. Una volta raggiunta non si fa neanche in tempo a vederne gli effetti che il film finisce.
E' un film americano che critica in maniera per niente sottile l'ossessione bellica del proprio paese o la storia di sangue del proprio continente. Partendo dalle origini della nazione con il genocidio degli indiani , o prima ancora delle civiltà indios ( gli scenari ricordano di più le foreste del sudamerica e che cos'è il film se non un'altra versione di Pocahontas?), raggiungendo la sporca guerra in Iraq e denunciandone le ragioni di interesse, passando per il Vietnam e qualcosa di molto simile alla caduta delle Torri Gemelle con la distruzione del Grande Albero.
Lo stesso conflitto interno è rappresentato dal protagonista: l'uomo che si ribella alla propria razza e decide di combattere contro i propri simili e i loro interessi fino a cambiare per sempre la sua stessa natura.
A me sembra un grande film che segna in maniera forse non del tutto cosciente un momento storico: la fine dell'America come superpotenza, l'inizio del suo declino, la crisi irreversibile dei suoi valori. Sono passati 24 anni da "Rambo 2" e per fortuna, almeno sul piano dell'immaginario cinematografico, non sono passati invano.
Ma "Avatar" è un progetto vecchio di 12 anni e forse queste considerazioni sono del tutto fuori luogo ( o fuori tempo?).
Altre due cose mi stupiscono nel film. La tecnica è al centro di esso. Sia quella che lo rende possibile, sia quella che è al centro della storia. Cameron è come Jake Sully, il protagonista. Si getta in un mondo nuovo e insplorato, col supporto di un equipe di scienziati. Cerca una nuova razza, cerca un modo nuovo di raccontare storie vecchie, riconduce il cinema a un'esperienza sensoriale e infatti si fa fatica a sopportare i primi quindici minuti. Tutto sembra fuori fuoco, poi si impara a prendere le giuste distanze per il 3d e il film scorre senza più grande fastidio percettivo. Come a dire: spettatori evolvete! Vi do un occhio in più al prezzo di una piccola maggiorazione sul biglietto. Che vi piaccia o meno dovete farci solo l'abitudine. Se poi questa tecnica sopravviverà lo sapremo solo col tempo.
La seconda cosa è l'insolito conflitto alla base del film: non più scienza contro religione, roba del passato.
La scienza in questo caso è sia tecnica che antropologia, si interessa delle macchine come degli usi e costumi dei popoli sconosciuti, riconosce una spiritualità naturale e la protegge.
Lo scontro è tra scienza e guerra. Tra la fantascienza come messaggio di pace, di integrazione tra culture e razze per il fine di un futuro migliore; e la natura umana, sorpassata, destinata a estinguersi per i suoi stessi millenari difetti. Non cambieremo mai, sembra dirci "Avatar", per questo ci estingueremo.
Un momento bellissimo mi è rimasto impresso. E' verso la fine e se lo racconto, ammesso che qualcuno legga, è perchè credo saranno proprio pochi quelli che non hanno ancora visto il film.
Il nemico si riduce ormai a un unico stronzissimo colonnello pronto a lottare "fino a che avrà fiato", parole sue. Fatto fuori una volta per tutte, rimane la base semidistrutta con le cellule per gli umani dormienti che interagiscono con i propri avatar. Il protagonista rischia di morire asfissiato, cerca la sua maschera d'ossigeno e la donna Na'vi lo salva per un pelo. Lo tiene tra le sue braccia e la cosa è stupenda da vedere, perchè i Na'vi sono molto più grandi degli umani. Così il nostro povero Jack Sully, ferito e debole, è un piccolo essere tra le braccia di questa donna enorme. E' la prima volta che si incontrano nelle loro vere fattezze. "Io ti vedo" dice lei. "Io ti vedo" dice lui. E' una dichiarazione d'amore tra le più originali che abbia mai visto. Per niente sdolcinata, sembra reinventare anche un linguaggio nuovo, un modo nuovo di pensare l'amore e recepirlo.
Insomma, valeva la pena andare a vedere "Avatar"?
Io faccio un poco lo snob e dico che sì, i dieci euro di biglietto li valeva tutti.
Ma a dire la verità mi sono divertito come un pazzo.

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