lunedì 22 febbraio 2010

La guerra dei mondi
dvd, domenica 21 febbraio 2010


C’è una sequenza centrale ne “La guerra dei mondi” in cui la famiglia in fuga si ritrova in prossimità delle rive dell’Hudson. Una folla di gente scalpita per poter prendere il suo posto sul traghetto che attraversa il fiume. Ma non c’è posto per tutti. E’ una parentesi infernale e forse il momento migliore di tutto il film. Non solo per l’abilità di Spielberg nel dirigere da grande cineasta le scene di massa. Non c'è niente di alieno in tutta la scena. L'orrore deriva dalla rappresentazione dell'umanità allo sbando, in preda all'anarchia e alla lotta feroce per la propria individuale sopravvivenza. Una scena simile è stata raccontata con un piano sequenza magistrale in “Espiazione” di Joe Wright qualche anno più tardi. Poco importa che un film descrivi una fantascientifica guerra dei mondi e l’altro una riconoscibilissima pagina della Storia del 1900, la seconda guerra mondiale e il drammatico apocalittico scenario della ritirata di Dunkerque.

Chi accusa il film di Spielberg di vacuità, di disimpegno, di operazione commerciale non riconosce nella pellicola gli elementi chiave di molto suo cinema più felice: il sentimento dell’angoscia, sia esso scatenato dalle forze della natura, dall’ignoto che proviene dallo spazio profondo o dalle pagine drammatiche della Storia. Non ne è esente “Schindler’s list”, il film più acclamato. Se lì il rispetto della tragedia e dei fatti reali, ancora vivi nella memoria dei superstiti, spingeva a un tocco più prudente, elegante; ne “La guerra dei mondi” il gioco si fa più scoperto e abbraccia senza riserve il gusto per l’intrattenimento puro, mettendo in secondo piano considerazioni morali.

Non c’è la fantascienza ambiziosa o poetica dei suoi precedenti lavori. Il film è asciutto, la trama è semplice e pronta a sfilacciarsi. Il tono è cupo e pessimista. La speranza è affidata alle collaudate formule hollywoodiane dell’happy-ending, alla storia di un padre che lotta per sé e i suoi figli in uno scenario incerto. Ci sono echi di Romero nel descrivere l’incapacità dell’uomo di coalizzarsi contro un nemico comune, la fragilità dei sistemi sociali nelle situazioni di maggiore crisi. Ma per il resto è un lavoro da inserire nel filone delle pellicole catastrofiste, fracassone, un po’ reazionarie, aggiornate alle paure dei tempi che corrono.

Per questo forse il film irrita la critica più esigente. Tutto qui? sembra chiedersi.

Sì. Ma questo non lo rende un brutto film. Anzi, alleggerito dai vincoli del realismo o della verosimiglianza o della ricostruzione storica il film viaggia a briglia più sciolta con una continua serie di incredibili sequenze dove il regista si diverte a muovere la macchina da presa con libertà ed estro.

Ne esce un film spettacolare, veloce, pieno di invenzioni, che brilla soprattutto nella magnifica fotografia del grande Kaminski e nella verve di Cruise, a suo agio nei ruoli più fisici.

Alcune incongruenze e un finale pasticciato possono renderlo indigesto. Forse è un'opera minore perchè senza pretese. ma è tra le cose più godibili e oneste dell'ultimo Spielberg.

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