mercoledì 10 marzo 2010


Alice in wonderland 3d
Madison, domenica 7 marzo 2010. 0re 23.

Tim Burton è talmente abile nel trattare i miti che è diventato un mito egli stesso. Uno dei pochi registi a essere a volte più importante dei film che gira. Ha fatto della sua peculiare fantasia, un horror addolcito e fiabesco, un marchio di fabbrica.
La sua versione di Alice sarebbe potuta essere un'apoteosi delirante. Le premesse c'erano tutte.
Ma se il film non decolla è per via di una sceneggiatura senza capo nè coda, che si appiattisce su un classico finale fantasy con tanto di mostro alato da uccidere.
I miti si possono pure reinventare, senza stravolgerli troppo. Vivono una vita più florida nell'immaginario collettivo che tra le pagine del libro originario. Non chiedono fedeltà ma rispetto.
Tim Burton lo sa e li fronteggia da quasi vent'anni alla pari.
Allora, un volta in sala, occhialetti sul naso, chi siete venuti a vedere: Tim Burton o Alice?
E' un vero peccato.
Quello che regge in piedi il tutto è il talento grafico del suo esecutore.
Perfetti i dettagli, soprattutto nella caratterizzazione dei personaggi.
Ma se dovessi scegliere il mio preferito rispondo Alice. In un trionfo di effetti speciali ha il viso acqua e sapone di una ragazzina di 18 anni.

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