venerdì 28 maggio 2010

Mine vaganti

Venerdì 28 maggio 2010. Cinema Madison. 20.50.

Ma sì, dai, diciamolo: "Mine vaganti" è un bel film. Sarei tentato di dire bellissimo, ma poi ho paura di esagerare.
Perlomeno è un film di quelli che sembrano vero cinema e non un'approssimazione. Ha una storia ben raccontata e un nutrito cast di attori sempre nella parte.
E' divertente, è drammatico. E' un film di Ozpetek, nel suo stile, con le sue tematiche, in un'ambientazione inusuale. E' la storia di un ragazzo che vuole rivelare la sua omosessualità alla famiglia e invece...
Era parecchio tempo che non vedevo un film senza sentirmi stretto nella poltroncina del cinema. Senza vergognarmi, rompermi i coglioni, senza inorridire per questo o quello.
Il grande merito di Ozpetek è quello di raccontare l'omosessualità senza cercare lo scandalo. E' un moderatore di toni, preferisce la varietà, le sfumature, l'integrazione. E' uno che vuole accontentare tutti e non solo il suo pubblico, la sua comunità.
Ci tiene a fare un cinema emozionale, zuccheroso piuttosto che aspro, pungente.
A volte forse esagera con gli ingredienti ma stavolta tutto mi sembra ben calibrato.
"Mine vaganti" è un film ispirato.
Chi storce il naso o ha davvero un naso sopraffino o è solo uno snob.

mercoledì 12 maggio 2010

Funny people

 dvd. Sabato 8 maggio 2010.
Judd Apatow.
Primo film: "40 anni vergine".
Secondo film: "Molto incinta".
Terzo e per ora ultimo film: "Funny people".
Basterebbero i titoli a indicare che qualcosa è cambiato. Le facce sono più o meno sempre quelle. Cambiano i contenuti, lo stile, le ambizioni.
Partiamo dalle ambizioni.
"Funny people" è una commedia. Il protagonista è Adam Sandler, un volto noto della comicità statunitense. Guarda caso interpreta la parte di un comico di successo. Le risate dovrebbero essere assicurate. Tanto più che tutto si muove intorno al vivaio e al sottobosco della comicità come professione. Comici affermati e comici in erba.
Forse il nome Judd Apatow non dice molto ma è uno dei giardinieri più importanti di questo vivaio. Attorno a lui gravitano o hanno gravitato molti dei grandi nomi di questi anni, tra cui per esempio Ben Stiller.
Ma c'è poco da sbellicarsi dalle risate.
Adam Sandler interpreta la parte di un comico di successo al quale è diagnositicata una grave malattia e deve fare i conti, per il tempo che gli rimane, non solo con i bilanci di un'esistenza ma anche con la difficoltà di proseguire nel suo mestiere. L'intero film sembra muoversi sempre sulla linea che divide l'effetto della risata dal rischio di non fare ridere per niente. Non c'è niente di peggio che una risata mancata. Considerati i rischi, tanto di cappello.
Il film riesce per una buona metà a essere divertente quanto basta e toccante.
Si appropria di temi che potrebbero essere di Bergman ma li condisce di continui sketch e di un umorismo sboccato, per niente intellettuale. Non siamo dalle parti di Woody Allen, anche egli ebreo (come Apatow, come Sandler), bergmaniano puro. Piuttosto siamo vicini al cabaret più beffardo, quello che non si vergogna di essere volgare.
Ma la cosa più incredibile del film è il suo uscire dai canoni della commedia, dalle sue finalità consuete, per potere essere film a tutto tondo, racconto di una storia che ha i suoi inevitabili momenti comici, che li cerca, li carica; ma al tempo stesso lavora per desaturare il contesto, vuole essere qualcosa d'altro, di più.
Basterebbe considerare che il film dura due ore e mezza per capire che il film ha una sua doppia natura. Non fulmina ma cresce lentamente, si lascia arricchire e ha l'ambizione di mettere molto di più di quanto potrebbe bastare. Comparsate e cameo eccellenti, veri materiali d'archivio e spezzoni di film inesistenti creati per l'occasione.
La fotografia del grande Kaminski.
Una regia che non sottrae mai spazio ai suoi interpreti ma neanche si accontenta solo di loro.
Apatow punta a un discorso d'autore e sembra mettere in gioco tutto se stesso con qualcosa di molto personale.
Forse non riesce al cento per cento.
L'ambiguità della pellicola è il suo fascino e il suo rischio maggiore.
La prima parte è molto più bella della seconda.
Bisogna pur accettare alcune bizzarrie e qualche scivolone.
Poi devo dire che ho visto il film doppiato in italiano e di certo qualcosa si perde nella traduzione, soprattutto per quel che riguarda la comicità. In più non mi intendo molto dei nuovi comici americani, e quel poco che conosco non posso dire di amarli.
Però ho visto il film in una sola tirata, senza dispiacere e senza difficoltà, seduto sul letto davanti allo schermo del computer, e ho pensato che mi sarebbe piaciuto consigliarlo a qualcuno per poi avere un parere esterno.

lunedì 10 maggio 2010

Cosa voglio di più

Domenica 9 Maggio 2010. Cinema Madison. 20.50.
Mi piacerebbe parlare dei due film che ho visto nel week-end in una volta sola.
Nulla li lega. Anomala commedia statunitense il primo.
Film drammatico italiano il secondo.
Parto dal secondo.
Solita storia di tradimento all'italiana coniugata però ai tempi della crisi. C'è un'insistenza sull'argomento denaro. Quanto ci costa vivere, come si dividono le spese in una coppia o in una famiglia o tra amanti. La felicità e anche il tradimento hanno un prezzo, non solo morale ma anche materiale.
Il film è interessante soprattutto quando cerca di non farsi amare, cioè quasi mai. E' percorso da una irrequietezza registica costante, sta addosso ai suoi personaggi fino a lasciare scoperti anche i loro difetti fisici, li lascia smozzicare i dialoghi, è in cerca di realismo e non cosparge di polvere magica la sala.
Verrebbe da dire "film lento", che ha la luce gialla delle lampadine di casa, o rivela una grana pesante nella notte, dove nulla luccica, brilla, ha un aspetto patinato.
In questo quasi riesce nell'impresa disperata del cinema italiano di raccontare i penultimi, quelli che si tengono a galla mese per mese.
Ma non è di questo che vive il film.
E' nelle scene di sesso tra i protagonisti che si buca lo schermo, che il film di Soldini mostra i suoi denti. Sono così belle e credibili, così poco ipocrite, che si capisce anche perchè i due adulteri continuino volta per volta. Sono l'unica cosa bella del film e inevitabilmente delle loro vite.
Sono i momenti cinematografici più riusciti, più appaganti, l'unica cosa che da un senso all'intero film. Senza di essi non ci sarebbe nessun motivo di raccontare questa storia di piccole infelicità domestiche, di vite semplici e desideri sopiti. Il film si annullerebbe nel tran tran dei protagonisti, vivrebbe solo di piccoli segni carveriani, minuscole epifanie del quotidiano. Troppo poco per farci un film sopra.
Apprezzo anche la scelta degli attori prima ancora delle loro risultato recitativo.
Incarnano due tipi fisici ben precisi e distanti. Bruno, massiccio, virile Favino.
Esangue, pallida, nordica Rohrwacher.
Sono anche due tra i migliori attori del momento. Sono una coppia interessante messi uno accanto all'altro. Creano una buona frizione, accendono la curiosità sessuale-cinematografica dello spettatore.
E' un film che funziona nei suoi aspetti meno apparenti e per questo lascia un poco delusi. Non concede molto allo spettatore. E' un film di un regista solido e pensante che almeno si distingue per onestà e segno del carattere con una storia che altri avrebbero reso più superficiale.
Dell'altro film parlerò in settimana.

sabato 1 maggio 2010

Cosmonauta

 dvd. Sabato 1 maggio 2010.
Di solito le opere prime in Italia si fanno strada in punta di piedi. E' più facile ripercorrere i primi passi di molti giovani registi degli ultimi anni a ritroso, col senno di poi. 
Non lascia a bocca aperta "Cosmonauta". Invade con un languore agrodolce tipico della nostalgia. Delicato, buffo sguardo all'indietro. La Nicchiarelli è nata più di 10 anni dopo le vicende narrate che pure sembrano avere un qualcosa di autobiografico per l'aderenza emotiva che riserva alla sua protagonista. Goffa ragazzina col mito oggi inconcepibile dell'Unione Sovietica, con un occhio rivolto alla luna negli anni della conquista dello spazio. 
Non si respira l'aria della guerra fredda e si avvertono, appena accennati, piccoli sbocchi violenti della contrapposizione politica futura. Anche gli anni '60, con il loro bagaglio di miti, se ne stanno sullo sfondo.
Il film va alla ricerca di qualcosa di perduto nel tempo e lontano. Di un mondo più ottimista e sognatore. 
Acerbo ma perdonabile. 
Come la regista stessa al suo esordio.
Il film si chiude troppo presto. Verrebbe da chiedersi cosa è successo alla protagonista negli anni a venire. Che donna sia diventata.
Per quanto riguarda la Nicchiarelli basta stare ad aspettare. Siamo ancora all'inizio.
Il suo film è entrato nella cinquina per il miglior regista esordiente ai prossimi David di Donatello. Qualcuno lo da tra i favoriti. In bocca al lupo.