martedì 8 giugno 2010

La nostra vita

Madison. 22 Maggio 2010. ore 22.50.

"La nostra vita" mette in scena un mondo esasperato.
Rappresentazione di un universo periferico, tentativo di farsi rappresentazione della realtà, degna e accurata come un'analisi sociologica.
Schiva qualche luogo comune, esaspera i toni e gli accenti. Si affida quasi per intero a Elio Germano. Il ruolo è difficile come difficile è quello che aspetta al suo personaggio. Giovanissimo vedovo con tre figli al carico, arrischiato impresario edile in lotta contro il tempo, la povertà, gli imprevisti del lavoro e della vita.
E' un film sgradevole e nervoso, carico di ansia e molto affine per stile e linguaggio all'ultimo Soldini. Macchina a mano, dialoghi imprecisi e a volte persi nel farfugliare degli attori. Vicinanza estrema agli attori, al loro corpo.
Non vivrebbe senza il suo fratello "figlio unico" cinematografico, il film precedente che ha spianato la strada al già navigato Germano, l'ha reso un volto riconoscibile, affidabile, una promessa per il domani. Promessa mantenuta: con quest'ultima interpretazione si porta a casa un premio dal festival di Cannes, facendo fare una bella figura al nostro cinema con complessi di inferiorità e una brutta figura alla nostra "classe dirigente".
Quello che non sempre mi convince è l'aderenza, la sincerità di tutti gli attori verso il loro personaggio. Calati in ruoli che devono essere il più possibile realistici tendono a volte a farsi più grevi, a spingere sul dialetto romano senza riuscire sempre a riprodurre quella vitalità istintiva che lo caratterizza.
Mi piace Raul Bova, bello ma noioso, senza una donna, timido, malinconico, solitario. Ruolo per lui davvero atipico. Mi piace l'attrice romena alla quale è riservata la battuta migliore del film.
Una piccola curiosità.
Sia "La nostra vita" che "Mio fratello è figlio unico" prendono il titolo da due canzoni che però non sono mai nel film. Sfruttano solo il bagaglio di sensazioni e ricordi che il titolo di una canzone porta con sè. Una storia complessa di amore fraterno sullo sfondo degli anni della contestazione e del terrorismo politico. Il Ramazzotti partito dalla borgata fino alla vetta delle classifiche di mezzo mondo, simbolo ormai un poco sbiadito dell'uomo comune che realizza i suoi sogni di successo personale.
Eppure entrambi i film hanno dei precisi ascolti musicali al loro interno. La Nada degli anni' 60 e la sua nuova versione anni' 80 a segnare il passare del tempo. Il Vasco Rossi di "Anima fragile", altro idolo delle masse, uomo comune ed eroe, poeta accessibile ma sorprendente in questa vecchia canzone del suo repertorio che segna il momento più memorabile del film.

domenica 6 giugno 2010

Fantastic mr. Fox

Nuovo Cinema L'Aquila. Domenica 30 maggio 2010.

Il fantastico sig. Volpe ha un modo di sorridere che si fa ricordare. Solleva le labbra e si fissa in un ghigno che lascia scoperti tutti i denti. Denti di volpe, aguzzi, da animale predatore e carnivoro quale lui è.
Quando mangia lo fa con una voracità che mette spavento. Con furia e senza decoro, senza alcun galateo da rispettare. Si avventa sul cibo e lo divora, poi lascia gli avanzi sparpagliati nel piatto o per terra.
Anche se porta i pantaloni, veste bene, si impegna per una sistemazione decorosa, fa un lavoro rispettabile e d'intelletto è " un animale selvaggio". Lo dice lui stesso più volte. Da qui la natura di ogni suo guaio.
Questo è l'aspetto più bello di questo curioso film di animazione.
Il protagonista è una volpe piena di fascino resa umana nella postura, nel linguaggio ma a differenza degli animali protagonisti dell'animazione più classica non perde parte del suo essere animale. Questo sconcerta. Non vive i suoi istinti come difetti da correggere ma inclinazioni della natura, caratteristiche della specie. Suoi nemici giurati sono tre esseri umani, forse i peggiori in circolazione ma comunque uomini.
Il fascino del protagonista è nella sua eloquenza, nel carisma che lo caratterizza e lo rende un punto di riferimento per la comunità di creature che affollano la sua vita. E' il fascino del grande criminale che mette a repentaglio la sua vita, non per sfidare la legge ma perchè la sua legittimità a vivere così come si è venga rispettata.
Non c'è film d'animazione che rinunci alla sua impennata d'azione sul finale. Non fa eccezione questa pellicola di Wes Anderson, impegnato come al solito a tenersi con un piede o una zampa fuori dal recinto del cinema tradizionale, a dichiarare la sua diversità, il suo genio bizzarro, la sua trascuratezza dei generi.
Pellicola per pochi, cinema per adulti in un formato per bambini.