venerdì 17 settembre 2010

Il settimo continente

All'epoca del suo esordio Michael Haneke aveva già più di 40 anni. Prima del cinema, stando a quanto riportano le biografie-internet, c'erano stati gli studi universitari e le regie televisive. Televisive? Pare proprio di sì.
Non riesco a immaginare che tipo di televisione sia stata quella di Haneke. Come abbia potuto piegare il suo personalissimo discorso a un medium così conformista per necessità, medio per l'appunto.
Non divaghiamo.
Quando approda alla sua opera prima non è un giovane che forse un giorno si farà. E' già un regista e un uomo maturo con una chiara e coerente visione del mondo e del cinema. "Il settimo continente" lo dimostra. E' un film privo di incertezze e sbavature. Di sicuro è un progetto molto pensato, sia per quanto riguarda i contenuti che lo stile.
Presenta in maniera lucida e approfondita i temi che saranno poi in tutti i suoi lavori successivi. Sotto la quiete di una comune famiglia austriaca si insinua una psicosi autodistruttiva che porta a soluzioni estreme. Ma la follia nel cinema di Haneke non prende mai esternazioni plateali. E' una follia lucida, meticolosa che sembra avere una origine filosofica piuttosto che psicotica. L'autoannientamento di un intero nucleo familiare non è un gesto nato da un impulso violento e incontrollabile ma un ragionato progetto, attuato con calma e determinazione da ogni singolo componente di propria spontanea volontà.
A rimanere senza soluzione è la ricerca delle ragioni di fondo. Ma se pure queste si intuiscono in certi momenti, a spaventare è l'impossibilità di trovare un senso che giustifichi fino in fondo le azioni dei protagonisti. E per fortuna, altrimenti dopo la proiezione ci sarebbero convinti suicidi di massa.
A stupirmi è la precisione della messa in scena. Haneke non si piega mai alle esigenze degli spettatori ma chiede che siano loro a piegarsi al suo peculiare modo di fare cinema. Ma per fare questo bisogna essere padroni assoluti del proprio mezzo. Bisogna sapere valutare i rischi in anticipo, conoscere il valore di un dettaglio che altrove sarebbe insignificante. Bisogna sapere viaggiare lontano dalle rotte tracciate dei manuali ed è un viaggio che richiede compagni addestrati o spinti da grande curiosità.
Haneke forse descrive un mondo peggiore di quello che è, ma si rivolge sempre a spettatori migliori di quelli in circolazione.

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