lunedì 13 settembre 2010

Rambo 2: la vendetta

Sulla pagina di Wikipedia dedicata a “Rambo”, il primo film della fortunata serie, trovo delle interessanti curiosità.
Il film poteva essere diretto da Mike Nichols, il regista de “Il laureato”. Invece poi l’ha girato, anche piuttosto bene direi, Ted Kotcheff.
Tomas Milian, che aveva letto il romanzo prima del suo adattamento, aveva in mente di rubare il nome del personaggio per un ruolo che avrebbe di lì a poco interpretato e inserirlo addirittura nel titolo del film che stava per girare. Non andò così.
Il ruolo di Rambo era stato offerto a un ventaglio di notevoli attori. Tra questi spicca il nome di Clint Eastwood. Ma pare che tra i candidati ci fosse anche il nostro Terence Hill.
Mi viene da pensare che se solo una di queste alternative mancate fosse diventata realtà forse la storia sarebbe andata diversamente.
Chissà che film sarebbe uscito fuori. Ma soprattutto di sicuro non ci sarebbe nessuno dei seguiti così come li abbiamo conosciuti.
Invece la parte andò a Sylvester Stallone. Credo sia addirittura une delle sue migliori interpretazioni di sempre. La mano del regista è molto attenta e ne esce un personaggio ambiguo, spaventoso, che emana disagio mentale ma affascina per il suo animale istinto guerriero. Il film fu un successo tanto da prendere in considerazione l’ipotesi di un sequel.

Ecco a cosa porta a volte una serie decisiva di coincidenze.
Per scrivere il secondo capitolo viene contattato James Cameron, allora giovane di belle speranze. Cameron consegna un copione ma non soddisfa la star protagonista che prende il sopravvento sull’impostazione della pellicola. Modifica la scena iniziale che mostra Rambo ospite di un ospedale psichiatrico e lo fa diventare un detenuto ai lavori forzati. Fa aggiungere un minuscolo personaggio femminile. Cancella del tutto la figura del compagno, un ex veterano come lui, impostogli per la sua missione suicida, così da diventare il protagonista indiscusso del film. Rade al suolo ogni psicologia e si concentra soprattutto sull’azione.
Poi, di sicuro, in privato intensifica gli allenamenti per presentarsi davanti alle macchine da presa al massimo della forma fisica.
Insomma si cuce un vestito su misura a rischio di mandare a puttane la credibilità del personaggio già così difficoltosa nelle premesse. E il vestito è essenziale, tanto da non richiedere nemmeno una maglietta a coprire il torace in gran parte delle scene.
Il film diventa un’esibizione di muscoli lucidati a dovere, sparatorie, coltellate, dardi, esplosioni e mitragliate a volontà.
Sebbene molto inferiore al primo capitolo riscuote un successo planetario. Rambo è diventato un personaggio che vive di vita propria. E’ l’alter ego per identificare tutto il peggio incarnato nella visione di cinema di Stallone.
E’ un film di rara bruttezza e tanto imbarazzante da scatenare in me una profonda curiosità, se non addirittura fascinazione.
L’ho rivisto di recente con gli occhi sgranati per lo stupore.
Ci sono delle cose uscite dagli anni ’80 che sembrano buchi neri. Punti indelebili nel tempo che risucchiano la ragione. Ci riconsegnano una visione del mondo, intesa come stile di vita ma anche come situazione geopolitica, oggi del tutto inconcepibile. Si mostrano spudorati, volgari, di cattivo gusto ma con un candore e un entusiasmo che sono scomparsi e suscitano rigurgiti di nostalgia.
Stallone ha dato un contributo decisivo, tanto da diventare una delle icone indiscusse di quel periodo. Lo stimo soprattutto per la sua determinazione. Come può un attore mediocre, con una visione del cinema tutto sommato infantile e grottesco anche nel suo fisico ipertrofico avere avuto tanto successo?
L’ha avuto e continua ad averlo e col tempo comincia starmi sempre più simpatico. E’ l’esatto opposto del regista che si impara a venerare nelle scuole di cinema. E’ un continuo cattivo esempio, porta avanti ancora i suoi personaggi di un tempo su infinite varianti. Con l’età ha raggiunto un pizzico di genuina autorevolezza che non guasta.
Ma nel 1985 era all’acme del suo fulgore senza vergogna.
La verità è che “Rambo 2” è un b-movie camuffato, un film d’exploitation con ambientazione bellica, così come esistevano un tempo i poliziotteschi, gli spaghetti western, gli splatter che plagiavano grandi successi americani. Film zeppi di violenza gratuita; sceneggiature a volte grossolane con personaggi tagliati ( o forse lobotomizzati)  con l’accetta. Film per i palati meno raffinati, capaci di solleticare i piaceri proibiti di vastissime fette di pubblico. Film da drive-in e non da cineteca.
Stallone è l’ultimo erede non riconosciuto di interpreti come Tomas Milian, Franco Nero, Luc Merenda, Bruce Lee e chi più ne ha più ne metta. 
Solo che non siamo in Italia negli anni ’70. Siamo a Hollywood negli anni ’80 e ci sono un sacco di soldi. Ne esce un film più patinato e spettacolare di quanto quelle pellicole avrebbero mai potuto permettersi e diventa un successo internazionale.

E’ di qualche mese fa la notizia di cronaca di una strage di provincia. Un ex marito uccide la moglie, poi si fa qualche chilometro di macchina. Uccide il padre di lei, ferisce la suocera e non risparmia neanche il cane. Non mi ricordo se poi si ammazza anche lui. Mi ricordo solo che tutti in paese lo chiamavano “Rambo”, perché era uno fissato con le armi e la palestra.
Mi sembra un caso esemplare: Rambo sta bene su uno schermo, ma meglio ancora dentro a una jungla. Nessuno, nemmeno chi ha il suo poster in camera, vorrebbe avere Rambo come vicino di casa nella vita reale.
Perché Rambo è uno psicopatico molto pericoloso. E se una nazione lo ha eletto simbolo di un’epoca ci sarebbe da riflettere a lungo.
Ma mentre combatto la mia lotta disperata contro le zanzare che mi rendono la vita impossibile dentro casa vorrei essere un poco Rambo anche io e sterminarle tutte a colpi precisi di paletta moschicida o disseminando casa di letali zampironi e elettroemanatori con piastrine killer.

Ma c’è un’ultima cosa che ho taciuto.
Sempre sulla pagina di Wikipedia ho trovato un interessante link. Esiste un finale alternativo in cui Rambo si fa uccidere dal colonnello Trautman alla fine del primo film.
Vedetelo. E’ una scena bellissima.
Dico sul serio.
E non solo perché ci avrebbe risparmiato i film successivi.

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