lunedì 1 novembre 2010

Mammuth

Se per voi il cinema è un'ossessione non condividetela se non con gente come voi. Andate mai a vedere film in sala con i vostri genitori? Se la risposta è sì, qual è l'ultimo film che avete visto assieme.
Io l'ho fatto ieri pomeriggio dopo tanto tempo. Il film l'ho scelto io, ma la decisione è stata ardua. Ho caricato mia madre e mia sorella sulla mia macchina e tutti insieme alla volta di Roma, verso la sala 4 del Madison che si rivela essere una delle più infami. Stretta e lunga con due schiere di poltroncine da quattro posti per fila, uno schermetto piccolo e un audio mediocre. Il rumore del proiettore alle mie spalle e una proiezione al limite dell'effetto strobo.
Il film è "Mammuth". Ha vinto la selezione battendo il cileno "Post Mortem" ( mia sorella voleva vedere una commedia o qualcosa che gli assomigliasse), il nuovo "Wall street" ( un poco lungo  e dalle recensioni contrastanti ma lo facevano vicino casa nostra), "La pecora nera" di Celestini ( lo davano solo in serata). Addirittura "Ritorno al futuro" ( mia madre e mia sorella non sembravano proprio interessate), il film di Zemeckis che ho molto amato da bambino e non rivedevo da anni. E poi "Passione" il documentario sulla musica napoletana di Turturro ( non ce la potevo fà) e volendo pure gli ultimi Avati e Ivory, registi che ho sempre ignorato con ostinazione.
Insomma "Mammuth" la spunta su tutti ma bastano quei primi cinque minuti per domandarmi cosa ci facciamo tutti qui.
"Mammuth" è un film pensato per il fisico di Depardieu, per la sua mole, per il suo naso mitologico che ha scritto più pagine di storia del cinema della sua voce, per la sua vecchiaia, bruttezza ostinata. Depardieu fa parte di quella ridotta schiera di grandissimi che non si vergognano di essere deformi, grandiosi, decadenti. E' come l'ultimo Marlon Brando. Ispira superiorità nel suo sfacelo e non ha bisogno neanche di recitare per catturare tutta la nostra ammirazione. Sono forse quel tipo di attori che si amano perchè ci riconciliano con i nostri mediocri, comuni difetti. Con l'insulsaggine della nostra imperfezione. Se solo fossero oggetto di una più diffusa mitologia non ci vergogneremmo di essere come loro. Vorremmo tutta la loro obesità, tutta la loro disperazione latente, il gusto beffardo per la vita che sembrano ispirare e la loro semi-divina follia.
Ma questo non basta a riscattare l'ora e mezzo di film che avanza con pigrizia, tra una provocazione e l'altra, rovistando senza vergogna nella miseria, nell'acidità, nella demenza e nella perversione sessuale. Il problema è che a parte le gag, a volte divertenti, a volte meno, a parte il progetto di fare un film sporco, senza grazia, sovraesposto fotograficamente e sottotono nella scrittura e recitazione, c'è poco per cui amare davvero "Mammuth", specie in un pomeriggio grigio di pioggia trattenuta a stento, in un giorno di festa dove mi riporto a casa una fetta di crostata della mamma.
E' un film di una coppia di teneri autori che si impegnano a giocare al cinismo, e caricano tutto di cattivo gusto senza grandi progetti iconoclasti.
Si affidano a una storia on the road per tenersi il più possibile libera la storia dalle pastoie di un qualsiasi intreccio e poi purtroppo commettono un errore fatale. Quanto più sembrano voler dimostrare il loro affetto per questi personaggi marginali, per la loro poesia infantile, più li maltrattano e li espongono alla nostra derisione come freak d'altri tempi. Insomma si comportano in vera malafede.
A fine film mia madre mi voleva sputare in faccia, mia sorella pure. E purtroppo una volta tanto non potevo esporre argomenti migliori in difesa di questo film che è meglio andare a vedere con qualche amico fidato, mai con la fidanzata a meno che non condivida la vostra stessa apertura mentale verso il cinema, mai nella maniera assoluta con una donna se è la prima volta che ci uscite insieme.
Insomma meglio in totale solitudine ma proprio per togliervi lo sfizio.

Vedendo il film ho pensato più volte che i due registi di devono essere ispirati, nell'idea e nello stile a "The wrestler", bel film di Aronofsky. Anche lì c'era un uomo e un attore in vistoso declino, un gusto sporco per l'immagine, un personaggio dai lunghi capelli biondastri, dalla condizione estrema, dalla mente semplice e dal cuore grande.

2 commenti:

  1. Mi hai strappato più di una risata con questo tuo post! E' proprio vero che certi film vanno visti o in solitudine o con persone "fidate", almeno in fatto di gusti. :)

    Ora che ci penso, l'ultima volta che andai al cinema coi miei genitori fu nel maggio del 2005... Andammo a vedere La Febbre di Alessandro D'Alatri. Bizzarro modo di festeggiare la mia laurea, soprattutto ripensando alla trama, assolutamente profetica se vista sotto la lente del senno di poi...

    Bel film. Se non lo hai visto, te lo consiglio. Chissà che effetto mi farebbe rivederlo oggi, dopo tanta acqua passata sotto i ponti...

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  2. Sì, ho visto "La febbre" e neanche tanto tempo fa. E' un bel film, pensato per un pubblico eterogeneo, girato molto bene da un regista di grande mestiere e scritto, tra gli altri, dal futuro regista e sceneggiatore del film di Checco Zalone.
    E ci ho ripensato spesso dopo la visione, sentendomi facile alter ego del protagonista anche io.

    L'ultima volta che sono andato al cinema con questa formazione a tre è stato al tempo del "Robin Hood" con Kevin Costner. Ho visto molti più film in sala con mio padre ma per ragioni difficili da spiegare. Credo si sia dovuto sorbire dei veri mattoni, lo ammetto. I più memorabili: "Il viaggio di Felicia" di Egoyan; "La pianista" di Haneke e "Dogville" di Von Trier.

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