venerdì 25 marzo 2011

Fantozzi allo sciopero ( la testa, il cuore, la pancia e il buco del culo)

E' notizia di ieri che il governo ha reintegrato i fondi del FUS ( Fondo Unico dello Spettacolo), ha riaperto la strada al tax shelter ( che dovrebbe permettere una maggiore partecipazione dei privati ai finanzamenti per le opere culturali, cinematografiche in particolare, a vantaggio di specifiche agevolazioni fiscali e ridare forse così ossigeno a un settore in crisi), ha ritirato la proposta del rincaro dei biglietti del cinema ( i soldi necessari saranno ricavati da un ulteriore rincaro sul costo della benzina). Il tutto coronato con le dimissioni del ministro Bondi, che ha incarnato agli occhi di molti l'incompetenza e la malafede con cui il corrente esecutivo ha gestito i temi e l'industria della cultura.
Di fornte a queste improvvise aperture sono venute a cadere le motivazioni che avrebbero animato lo sciopero del settore audiovisivo di domani. E quindi non si sciopera più.

Nel frattempo sono successe altre cose che non leggerete sui giornali e nel dettaglio, perdonatemi, neanche su questo blog. Anche a un pulcino a digiuno di politica, provvisto solo di rudimentali armi dialettiche e con una limitata visione di insieme fa un certo effetto l'incontro, una volta nella vita, con il proprio megadirettore galattico.
Le uniche conclusioni che mi sento di trarre sono sono di una banalità sconcertante.
Le traggo comunque:

1_imparate a pensare, imparate a parlare di conseguenza. E' fondamentale. Ho sentito argomentazioni di una debolezza concettuale che sminuiscono qualsiasi sacrosanta ragione di partenza e non sembrano convincere neanche chi le espone. Purtroppo per affrontare certe questioni non ci vuole solo il cuore e non ci vogliono solo i coglioni. Ci vogliono i muscoli, ci vuole preparazione. Ci vogliono idee chiare e lingue allenate.

2_Scegliete con cura i vostri rappresentati, d'ora innanzi. Sono quelli che dovranno garantire per voi. Sono quelli che dovrebbero avere i muscoli che voi non avete, sono quelli che dovrebbero avere la visione di insieme, la competenza, la dialettica che a voi manca perchè il vostro lavoro è altro. E non credete a chi dice che non ne vale la pena, specie se si tratta di qualcuno incapace di mettere due parole in fila. Chi dice questo è un idiota e non se accorge.

3_Non credete a chi vi dice che state sbagliando, che le ragioni del vostro sciopero sono frutto della demagogia di questi tempi, che col vostro sciopero non risolverete nulla, perchè se pure avesse ragione vi sta offendendo. Se nessuno vi propone una concreta soluzione alternativa lo sciopero, anche il più stronzo, è l'unica cosa che avete, l'unico modo per dire no. Per questo d'ora in avanti scioperate tutte le volte che si può. Perchè pure se siete un gregge di pecore e non potete fare altro che belare, belare è tutto quello che potete fare. Fatelo.
E fatelo con la coscienza pulita, pure se invece di andare alla manifestazione ve ne restate a letto.
Fatelo pure solo per dispetto. Perchè ve lo potete permettere, perchè è un vostro diritto.
Perchè il giorno che direte no e andrete comunque a lavoro e avrete fatto magari il vostro compito di bravi dipendenti e penserete "vaffanculo ma per chi lo sto facendo?"  saprete che avete rinunciato all'unico modo che avete per contare tutti assieme, voi che da soli non contate un cazzo.

"Non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi" disse Gesù. "Da noi si dice 'fare i froci col culo degli altri' " aggiunse Ricucci.
Non credete a chi vi dice che in fondo siete dalla stessa parte e condivide le vostre ragioni ma non vi offre una valida e concreta soluzione alternativa. E' quello che, anche se col sudore della fronte, anche se fosse il meno peggio che c'è, fa il frocio anche col vostro culo ogni giorno che lavorate per lui, pure se ringraziate ogni giorno di farlo. Perchè quello che può essere perso da qualcuno con un giorno di sciopero è quello che, meschini, magari avete guadagnato lordi in due anni.
C'è chi coltiva i propri orticelli e chi coltiva i propri giardini.

Tornerò presto a parlare solo di film. Lo prometto.

lunedì 21 marzo 2011

Le metà luminose delle metà oscure

Il giorno prima di partire ho rischiato di fare tardi all'aeroporto. Ho preparato la valigia con fin troppa cura, da viaggiatore maldestro che tenta di prevedere in anticipo ogni cosa, che porterebbe anche le sedie di casa appresso. Ci si è messa la macchina che aveva una ruota così sgonfia che sarei potuto rimanere bloccato per strada. Ho scelto i libri con cura ma sono inciampato nel "caso letterario dell'anno" che in realtà è una somma schifezza.
Ma poi sono partito, ho assistito a qualche ultimo bacio, mi sono posto qualche domanda, ho messo nel conto il fatalismo che ogni volo sembra portare con sè, ho bevuto il mio succo d'arancia, ciancicato la gomma, ingoiato biscotti.
Messo il piede sull'isola.
Lasciato le trappole alle spalle.
Lavoro ma è meglio di una vacanza. E' più sincera. Le vacanze hanno quasi sempre il gusto fasullo del "tuttoapposto tuttobbene". Lo dico ora e non lo dico più: non mi manca niente e purtoppo nessuno. Non è il paese delle meraviglie ma se d'ora in avanti potessi passare di volta in volta dall'altra parte di infiniti specchi fino a perdermi non una volta, ma trecentosessantacinque volte, se potessi cambiare identità a piacimento e non per turpi secondi fini, ma solo per divertimento, per necessità, per cambiare pelle, se potessi non sdoppiarmi ma centuplicarmi, se uscissi per fare due passi e finissi per non fermarmi più, se finalmente seguissi solo l'istinto degli occhi che scelgono loro la direzione e non solo quella dello stomaco che ha di nuovo fame e pensa alla dispensa di cibo accumulata in cucina, ai prodotti con la data di scadenza che sarebbe meglio consumare, dilapiderei i miei risparmi, mi sbilancerei oltre la linea elastica di confine.
Se solo ricevessi un consiglio, una ricetta, un titolo, una stretta di mano da ogni persona che incontro sarei ricco come mai prima d'ora. Uno viene fin qui per fare tesoro, accumulare denaro, memorie e competenze da rivendere in un secondo momento. Bisogna reinvestire cazzo tutto quello che mi viene dato qui. Perchè ritorneranno le trappole, i momenti di noia e lo specchio mi restituirà questa faccia riflessa sulla quale contare inaspettati i segni del tempo.

Il cinema più vicino è a 17 chilometri. Non ho una macchina tutta per me, nè il tempo per fare quello che mi pare. La testa è subordinata all'impegno quotidiano, il sistema nervoso sollecitato da impressioni nuove. Scrivo piccole poesie senza capo nè coda che parlano di piccoli pesci fiammelle al centro dell'acquario sognatori mistici romantici e di verità che stanno sul fondo rese preziose dalla pressione dell'acqua che non valgono più nulla una volta portate in superficie. Scrivo lettere chilometriche per chi ha solo due righe di risposta.
Cerco libri e non li trovo, cerco riviste e non ci sono. Compro quotidiani e non li leggo. Quello che accade fuori da questo posto che davvero esiste ma è trasfigurato dalla penna di un prolifico autore di successo ha dell'incredibile. Dovrei tremare di terrore per l'incubo atomico lontano, per la vicinanza alla guerra, per gli sbarchi di clandestini. Tutte notizie di questi giorni.
Invece sono il solitario più felice quando rientro nel mio rifugio di lusso, tutto spesato, a due passi da una inutilizzabile piscina dall'acqua verde e non mi manca niente, e nessuno, e se mi mancano sono troppo lontani e avverto una indifferenza reciproca così naturale e accettabile che non soffro, a volte fantastico soltanto sulla mia pelle di serpente senza veleno, sulla pelle lucente e trasparente che non ho motivo di rimpiangere che è piuttosto un trofeo mentale.

Due film soli ho visto in tutto questo tempo, molti ne ho persi ma posso fregarmene perchè sono disintossicato, soprattutto dalle mie abitudini. Sono così lontano che se qualcuno davvero ci tenesse a me verrebbe, si farebbe avanti. Ma la verità è che potrebbe non farsi avanti nessuno e io credo non darei nessuno aiuto. Così che potrebbe succedere, per assurdo, che in questa parentesi io riscopra il principio di un nuovo inizio che non credo ci sarà mai, un rinnovamento del proprio armadio, dove gli scheletri che lo compongono non solo altro che feticci accumulati nel tempo per compensare quello che gli altri non hanno mai saputo darmi, quello che io dagli altri non ho mai saputo prendere. Quindi, cari scheletri, spargerò le vostre ceneri al vento non ho più bisogno di voi perchè c'è una serenità che a volte è solo intravista ma ci cambia per sempre.
Comprerò mocassini di pelle e un pullover arancione solo per il tempo di una stagione. Non mi sforzerò più di imparare a suonare per dimostrare agli altri le mie abilità. Sarebbe già magnifico scoprirsi strumento capace di rendere in talento musicale anche la passività.

I due film visti sono "The fighter" e "Balck swan". Film americani, titoli rimasti immutati. Candidati agli Oscar. Vincitori di premi per le interpretazioni. Film diversi. Pellicola classica e molto appagante la prima. A tratti sperimentale e più coraggiosa la seconda, col rischio di deludere, sbavare e cadere.
Posso dire di avere davvero goduto con "The fighter". Un godimento conseguente a più elementari sollecitazioni di pancia. "Black swan" è bello per la sua freddezza, per la spudoratezza dei suoi giochi mentali. "The fighter" è un film maschile dove non manca un nutrito coro di personaggi femminili ma si incendia tutto sul rapporto tra due pugili fratelli. "Black swan"è un film tutto femminile che ha una protagonista assoluta, la Portman, e risulta avvincente quanto più si inabbissa nella sua sensualità e nel torbido per affermare purezza e perfezione estetica.
Sono due film che corrono verso un finale decisivo, un esame, un momento della verità dove si potrebbe celebrare il trionfo dei propri protagonisti, oppure la loro caduta senza altra futura opportunità. Sono due film sull'affermazione personale: attraverso lo sport, attraverso il balletto, che prevedono in entrambi i casi una durissima preparazione fisica ma soprattutto l'affronto decisivo con una metà oscura. Reale e tangibile e altra come nel caso del fratello tossicodipendente del protagonista di "The fighter"; oscura e sfuggente come nel caso del "cigno nero" che ha le sembianze di una ragazza più disinibita e sciolta, ma che in realtà è la proiezione di una luminosissima follia.
Più passano i giorni più "The black swan" mi piace perchè ha una sua energia psichica molto elementare, si fonda su pochi sottintesi pieni di significato e si mantiene con i piedi in due piani diversi che rendono il film al tempo stesso accettabile e sperimentale, pacchiano e prezioso, raffinato e ridicolo, profondo e banale, sgradevole e affascinante.