lunedì 23 maggio 2011

Mr. Beaver

Ho fatto quel giro apposta, sì.
Perchè l'opportunità mi venisse incontro con la scusa che andavo a prendere solo un gelato. Alla fine ho trovato qualcuno che mi portasse altrove.
Il solito cinema sperduto. Non c'è traccia di palme d'oro da queste parti. Bisognerebbe armarsi e partire per un'altra città. Solo pirati, veloci e furiosi, notti da leoni e sig. castori. E il dilemma del titolo è un film che non prendiamo neanche in considerazione perchè tutto ha l'aria di una scelta di bassa stagione e questo non è un paese per film d'autore. Dobbiamo accontentarci del sig. Castoro.

Per poi uscire dalla sala perplessi.
Sintetizzando: questo è un film dall'idea molto originale. Un dirigente vittima di una profonda depressione ricomincia a vivere grazie a un castoro di pezza infilato nel braccio a mò di burattino. D'ora il pupazzo parlerà per lui con la sua voce, farà da intermediario per tutte le sue relazioni, da quelle private, familiari a quelle pubbliche e diventerà insostituibile.
La domanda: riuscirà quest'uomo a vincere la sua depressione? diventa: riuscirà quest'uomo che ha trovato la sua nuova stabilità grazie a questo assurdo stratagemma a farsi accettare fino in fondo dal prossimo? riuscirà a liberarsi del sig. castoro ( Mr. Beaver) per tornare ad essere solo il sig. Nero ( mr. Black)?
Ma quello che sembra un diverso elogio della follia non mantiene tutte le promesse e nella seconda parte c'è una brusca definitiva sterzata.

Ai miei compagni di poltroncina il film non è piaciuto. Per onestà neanche a me ma non posso negare il fascino di certi suoi passaggi. Dalla incursione in temi che il cinema in cerca di consenso preferisce non affrontare, alla totale assurdità della idea del castoro che espone il film al rischio costante del ridicolo. Ci vuole un minimo di coraggio per affrontare le onde contrarie che scaturiscono da queste premesse.
Ma questa non è una pellicola indipendente. Se così fosse forse le derive finali sarebbero state più imprevedibili. E' un film hollywoodiano e quindi tutto il suo sforzo è nel cercare di rendere accettabili e normali le sue stravaganze, nell'arrotondare gli spigoli di tutti i mobili come si fa nelle case dove ci sono bambini piccoli. Bambini piccoli ce ne sono anche in sala, forse per una valutazione errata da parte dei loro genitori che pensavano di portarli a vedere una pellicola divertente quando nella sala accanto Johnny Depp avrebbe fornito loro un più efficace passatempo domenicale.

Altri appunti: il sig. Black è un pezzo grosso, gestisce una grande azienda per meriti ereditari, può permettersi di non lavorare, ha comunque una casa che lo accoglie. La moglie è una professionista ( ce lo dicono all'inizio ma in tutto il resto del film non la vediamo mai un momento lavorare come se invece di un'ingegnere non fosse altro che una casalinga qualsiasi). E' qualcuno che può permettere alla sua vita di galleggiare sul materassino gonfiabile della prima inquadratura. Questo è sempre comunque il ritratto della solita famiglia perfetta americana che cerca di affermare la sua sana e robusta costituzione.
Ben altra storia sarebbe stata se il protagonista fosse stato un uomo qualunque, non troppo ricco, con il rischio di perdere il lavoro, la casa, che si deve affidare alle cure di un qualsiasi centro diurno. Hai voglia di infilare il tuo braccio nel sedere di un castoro.
Questa purtroppo è la solita favola che ha solo il buongusto di non riservare un lieto fine senza ombre.