giovedì 22 marzo 2012

banane di marzo

Sta succedendo una cosa del tutto inedita da qualche mese a questa parte. Forse è in atto uno scollamento da alcuni dei miei riti consolidati. Scrivo e leggo di meno e in realtà guardo anche meno film. Posso spiegarlo solo con l'effetto riduzione del tempo di una giornata. Il tempo vola e non perchè abbia i secondi scanditi da mille piccole incombenze. Ci sono solo alcune macroincombenze che si prendono la mia concentrazione e impastano i giorni in settimane e non mi passa per la testa di sdraiarmi sul divano e- che ne so?- leggere un bel ma anche un brut romanzo.
Leggo sì, ma quasi solo manuali. Roba tecnica. Studio, in una qualche maniera, cosa che non facevo da secoli, con la differenza che il rigore me lo devo imporre da solo, perchè uno può anche aver fatto fesso qualche insegnante nella vita ma non può fare fesso il mondo intero. La cosa più frustrante, oltre al percepirsi spesso fuori sincrono, all'ansia ancora a malapena morbida con cui mi posso permettere di trarre oracoli sul futuro valutando il presente, me stesso e la collettività è la sensazione di dover ricostruire il pane dalle singole molliche raccolte ai margini della tavola. Molliche diverse dovrebbero costruire un insieme di conoscenza la cui forma e la cui vastità mi sono del tutto sconosciute. Insomma sono un autodidatta dalle idee confuse che si è lanciato dal ponte della nave, ha appena fatto in tempo a capire che c'è una bella differenza tra nuotare in una piscina e nuotare in mare aperto e sta per avere l'intuizione che questo non è neanche il mare, è l'oceano. E tu cosa volevi fare? Raggiungere l'america? A nuoto?

Sono lì ogni sera che mi dico: "Vado a vedere War Horse, vado a vedere The artist" e non lo faccio. E' pigrizia, è stanchezza, è l'incombenza del giorno dopo, sono le spese che piccole si accumlano, sono le aspettative che sono basse. Aspetto "Romanzo di una strage" a fine mese, ma forse lo aspettavo già da anni.
Confido nei poteri della rete, in quelle piccole pratiche illegali che però dischiudono un tesoro a ridotta risoluzione. L'ultima cosa che ho visto per intero, ma ci ho messo quasi due mesi, è stata la prima stagione di "The killing", il remake americano di una serie danese.  La cosa buona delle serie è che scatenano dipendenza. Non sempre, solo quando sono fatte bene. Se ho scelto questa tra milioni di altre è stato per aver ascoltato un consiglio. Sono molto sensibile all'entusiasmo degli altri. Di solito sono quello che da consigli ( non richiesti) ma se avete da offrirne non vi tirate indietro. Cerco ancora le novità. Nella musica mi sono dovuto abituare a grandi delusioni. Tutto è troppo deteriorabile per i miei gusti. Qualcosa si incontra, qualcosa che mi può accompagnare per qualche settimana ma in fatto di musica credo di non avere più un orgasmo dagli anni '90.

Mi piace molto internet e a dire il vero soffro per non potervi accedere liberamente. Non ho connessione nel posto dove abito. Ci si abitua a tutto e io ci sono abituato da anni. Quando posso collegarmi rimango incollato per ore. Non c'è niente come internet che raffiguri lo spazio mentale infinito ma frammentato al quale possiamo accedere oggi. Internet è l'oceano o forse lo spazio. In un secondo siamo dovunque senza muoverci ma il più delle volte compiamo lo stesso tragitto. Il sito di Repubblica ad esempio è l'equivalente dell'autobus che uno prende ogni giorno. Se poi si vuole fare una ricerca più approfondita si potrebbe scavare senza limite. Internet è l'unica cosa oggi capace di stupirmi davvero e in generale trovo sempre più interessanti gli aspetti dell'informatica che sconfinano nella multimedialità, siano essi alla base della fotografia digitale, della elaborazione grafica o della condivisione.

Ne scrivevo credo sul post di "Tron: legacy". Il rock è scomparso, non c'è nell'aria nessuna vibrazione melodica, non siamo una generazione alla ricera di inni ma di cinguettii. Ci sono giovani e giovanissimi che apprendono un nuovo sapere che tutti gli altri faticano a comprendere, che ancora hanno il tempo dalla loro parte di poter godere delle potenzialità che internet e l'accelerazione tecnologica offrono. Un giorno forse finiranno tritati anche loro dalle più strette maglie della rete ma per ora possono approfittare di questa indeterminatezza, di questa piccola libertà.
Chi come me si affacciava vent'anni fa alle soglie dell'adolescenza non si accorgeva di stare vivendo l'ultima fase di una stagione che apparteneva di più a quella dei nostri genitori che a quella in corso. Io ragiono con i parametri di mia madre e mio padre, ho la loro stessa biologica confusione di fronte ai tempi correnti. Ho una mente impostata in forma enciclopedica, quello che imparo deve stare in ordine sugli scaffali altrimenti fatico a raccapezzarmi. Invece l'interattività già di Wikipedia consente di collegare i punti in tempo reale così che se sto cercando informazioni sul primo disco dei Velvet Underground potrei scoprire, per esempio, che è molto più interessante sapere qualcosa in più sul valore nutrizionale delle banane.

Scrivo quasi sempre i post del blog a casa di mia madre perchè è solo qui che ho internet. Nella stanza affianco la tv è accesa sul programma pomeridiano di Maria De Filippi. Non so perché, visto che nessuno lo sta guardando. Non sapevo lo facessero ancora. Gli sbraiti isterici delle spazzature umane che affollano il programma, siano esse uomini o donne, mi toccano la nervatura e mi riportano indietro negli anni quando questa casa era davvero anche la mia, ogni giorno, e il futuro aveva una incertezza di diverso colore.
Ho l'impressione che i programmi della DeFilippi funzionino davvero così. Qualcuno accende la tv ma nessuno vede davvero i suoi programmi,  si sintonizza soltanto poi se ne va nella stanza accanto. Forse è questa la ragione del suo misero successo.
Ma quanto potrà durare ancora la DeFilippi? Alla luce dei miei ragionamenti dovrebbe essere già morta. I suoi sono programmi vecchi per vecchi o per giovani che hanno già perso la curiosità. Sono programmi perditempo, per cervelli spenti, e quello che è imperdonabile sono noiosi. La DeFilippi si circonda di giovani ma questo non salverà il corso della sua televisione dalla data di scadenza. Guardate bene e non vi sarà difficile scorgere i primi resistenti segni di muffa.
E se guardate bene c'è un velo di muffa anche nei cinema. A volte una muffa vera che si rivela nella sporcizia delle sale, nella pessima qualità degli schermi e delle proiezioni, nello squallore di centinaia di posti vuoti tutti attorno a noi.
Mi capita di incontrare un giovane di belle speranze che vorrebbe diventare regista e studia all'università. Mi parla di un suo piccolo progetto che forse realizzerà. Mi accorgo che abbiamo un retroterra comune, studi più o meno accademici, figure dell'immaginaro collettivo. A tutti e due ci piace Kubrick ed è anche colpa sua se abbiamo cercato di deviare le nostre esistenze verso un certo tipo di professione che assomiglia sempre di più alla fase terminale di un imbuto.
Mi si ripropone una epifania e capisco che c'è l'esigenza di guardare anche un poco al di là. Il Cinema, quello con la C maiuscola, è una aristocrazia sempre più difficile da sostenere, è un sogno del passato. Il cinema ha tanti fratelli minori ed è basato su un linguaggio visivo che è alla base di gran parte della comunicazione contemporanea. Quello che non capisco è perchè ad esempio esistano solo riviste specializzate in cinema, nei film che escono in sala, e non si faccia il pelo e contropelo critico anche alle serie tv; perchè, ad eccezione di qualche superstar internazionale, non si conosca mai il nome di tanti geniali registi di videoclip; perché non si vada a segnalare il meglio che canali come Youtube o Vimeo possono offrire. C'è tutto un modo di ragionare e interpretare l'audiovisivo che è datato e non coglie per niente il segno dei tempi.
Io, a dire il vero, cerco solo una maniera per passare il tempo, una droga legale e senza effetti collaterali, voglio godere con gli occhi. Voglio scoprire cose nuove, voglio riconsiderare quello che so e quello che il futuro può offrire. Cerco anche io nuove risorse, energie alternative che valgano oggi e mi interessa molto meno la storia del petrolio.
E' la stessa ragione per cui non capisco come si possa amare il calcio e poi tifare, che so, solo per la Juve. O si possa amare il calcio ma disinteressarsi di qualsiasi altro sport.

giovedì 1 marzo 2012

Ci sono volte che mi piacerebbe parlare di un film prima di vederlo. Non per pigrizia ma perche lo slancio, l'amore verso il cinema è quasi sempre un sentimento che germoglia nelle aspettative. Si va incontro a un film tanto atteso come una pallina da tennis verso una racchetta. Avrei tanto da scrivere in anticipo sui film che andrò a vedere, su quello che mi piacerebbe vedere. Credo sarei in grado anche di scrivere post migliori, troppo personali per chi passa da qui solo per caso ma più sentiti, appassionati.
Al contrario si finisce troppo spesso per essere cervellotici, noiosi, insoddisfatti.
Va bene, oggi non vi parlerò di un film che non ho ancora visto ma farò qualcosa che non ho ancora fatto.

Segnalo un film che esce domani in pochissime copie e a distanza di qualche anno dalla sua realizzazione. Lo segnalo perchè è bello? Non lo so non l'ho ancora visto. Lo segnalo perchè ho delle aspettative particolari su di esso? No, neanche troppe.
Allora perchè? Forse perchè sono contento di poterlo finalmente vedere completo. Perchè ha nel suo cast Claudio Gioè e Michele Riondino che reputo due ottimi attori e persone degne, Carolina Crescentini che è uno spettacolo, Pietro De Silva che è un fenomeno tutto particolare, Dino Abbrescia che è un interprete di grande umorismo e tanti altri.
Lo segnalo perchè potrebbe passare del tutto inosservato e non c'è niente di più triste di un film che passa senza lasciare alcuna traccia.
Lo segnalo in anticipo perchè andrò a vederlo domani ma qualunque sarà il mio giudizio su di esso non voglio parlarne male, almeno da queste parti.

Ecco il trailer.