lunedì 9 aprile 2012

I più grandi di tutti

Mi pare il buon Cesare Zavattini disse più o meno così. Che per trovare il soggetto di un film basta cercare nei cassetti delle case di chiunque. Non mi ricordo più perchè lo disse e cosa volesse dire di preciso. Forse che gli sceneggiatori cercano idee nei posti sbagliati, perchè non prendono più il tram etc.
Ma forse perchè è proprio vero che tutti abbiamo un film non realizzato nel cassetto. Non solo quelli che magari ci sperano davvero e riempiono fogli di scene, didascalie e dialoghi. Ma anche coloro che non ci pensano affatto hanno una storia potenziale nascosta, son portatori di una scintilla che va recuperata da chi sa farla diventare un fuoco, più o meno sacro.
Insomma non mi ricordo più cosa intendessa Zavattini fatto sta che una storia nel cassetto ce l'ho pure io e ve la voglio raccontare. E' in un cassetto fatto ancora di aria, di aria viziata forse. La storia non è stata scritta, non esiste se non nella scrivania della mia testa. Mi ci trastullo da anni, non credo sia davvero bella.
Ve la voglio raccontare perchè ieri sera ho visto- ahimé- "I più grandi di tutti". Il film non mi è piaciuto per niente ma mi ha dato da riflettere perchè ha molto in comune con quello che leggerete in seguito.

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Nella mia storia c'è un tipo che non riesce a tenersi un lavoro. I lavori che riesce a rimediare rientrano nello sfruttamento medio, sottopagati, umilianti, senza prospettive. Non ha competenze o titoli di studio, nè voglia di sbattersi o leccare il culo. Prende tutto alla leggera, manda tutti a quel paese. E' simpatico, è bello e strafottente ma comincia a intuire che non durerà a lungo. Ha trent'anni e vive ancora con la madre. Potrebbe essere una rockstar mancata, la sua attitudine ribelle comincia a puzzare di immaturità e fallimento.

Un giorno riceve l'invito al matrimonio di una amica di cui ha perso le tracce da anni. L'invito è valido solo se verrà a suonare al matrimonio di lei con la sua band. Ma la band non esiste più da tanto e l'amica non lo sa. Ma perchè la proposta sia più convincente c'è anche un assegno a quattro zeri.

Il tipo cerca di rimettersi in contatto con gli altri tre della band. Uno condivide la sua condizione di precario e la sua immaturità. Uno ha un buon lavoro, ha messo su famiglia e ha venduto pure la batteria. Il quarto è una testa di cazzo, l'unico che ha fatto carriera e adesso suona come turnista nella band di un cantante pop di successo.
Nessuno sembra troppo entusiasta della cosa. Ci sono vecchi rancori sepolti, il feeling e l'entusiasmo sono belli che svaniti. Ognuno pensa ai fatti suoi o pensa che ormai sia troppo tardi.
Ma il tipo insiste: vuole fare quel concerto, vuole quei soldi, vuole rivedere la tipa perchè sa che potrebbe essere l'ultima volta, vuole fare bella figura e più in generale vuole chiudere i conti col passato.

Non sto a farla lunga. Dopo mille difficoltà la band si riunisce e parte per il matrimonio che verrà celebrato in un posto sulle Alpi. Attraversa mezza Italia e si ritrova di fronte a un rinfresco della madonna, in una location bellissima, con un vero palco e almeno quattrocento invitati. Cominciano a sudare per la paura di fare brutta figura.

Il tipo rincontra l'amica appena sposata. E' una ragazza di una bellezza impressionante. Anzi, la bellezza deve essere la sua unica dote e lei sembra saperlo. Ha fatto appena in tempo, ha trovato un tipo ricco sfondato ed è riuscita a sposarlo. Si è sistemata per tutta la vita.
Gli altri invitati sono tutti molto alta società, i musicisti si sentono a disagio.
Ma perchè ha voluto proprio loro? La band non esisteva più, non si sa le difficoltà che hanno dovuto affrontare per essere qui. 
E' stato un capriccio di lei. Diventerà una moglie viziata e annoiata. E poi li voleva rivedere un'ultima volta.

Il nostro tipo, che è un poco stronzo ma anche coglione, approfitta della situazione e ci prova con lei, in nome dei vecchi tempi? di quello che è stato e non sarà più? perchè in fondo tutto questo non ti appartiene, baby, quindi facciamolo un'ultima volta prima di diventare una cazzo di signora borghese? e ci riesce quasi ma viene scoperto e umiliato in privato dal marito che riserva loro tutto il suo freddo disprezzo classista. Hanno fatto una figura di merda ma il marito ci passerà sopra perché ritiene lui un pezzente e lei poco più di una cretina senza qualità. Ma farà finta di niente perché ci sono quattrocento invitati e il suo stile non gli consentirà di alzare un volgare polverone e perchè sa che alla fine a lei sceglierà comunque la vita facile da sposa. E ha ragione.

Il cantante va dalla band e li trova in piena ansia pre-concerto. E' incazzato nero e chiede loro di suonare come mai prima d'ora. "Spacchiamo tutto, rompiamogli il culo a 'sti stronzi, facciamogli vedere cos'è il rock n' roll."
E spaccano tutto davvero, creano il panico, come una rock band di altri tempi. Fanno il loro migliore concerto di sempre, fanno fischiare le orecchie, creano scandalo e alla fine distruggono gli strumenti.
Vengono cacciati a calci nel sedere.

E' notte, non hanno neanche un posto dove andare a dormire. Alla fine si accorgono che i soldi ricevuti sono bastati a malapena per coprire le spese delle prove, del viaggio e dei danni ma si sono divertiti. Sbagliano strada e si perdono tra i monti. Passano la notte a dormire nel furgone, abbracciati per tenersi caldi, in mezzo a quello che resta degli strumenti. 
La mattina dopo, all'alba, il tipo si sveglia e vede una serie di persone che si incammina lungo la strada. Sono gli stagionali, molti stranieri e alcuni italiani che raccolgono la frutta da destinare ai mercati. Il tipo pensa che non sarebbe male vivere qui. Comunica agli altri la sua intenzione di non tornare con loro e si unisce alla fila di chi cerca lavoro nei campi.

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La mia storia ha molto in comune con quella del film di Virzì, Carlo. Una band di sfigati che non esiste più torna in vita per il desiderio irragionevole di una sola persona. Gli scazzi e le frustrazioni di una vita dovrebbero trovare una parvenza di riscatto nella potenza del rock e in una gloria da stronzi che dura una notte soltanto. 

Il film di C. Virzì non mi è piaciuto, forse perchè mi presenta qualcosa che avevo già visualizzato altrove, nella mia testa rivelando i limiti anche della mia immaginazione. Non mi pace perchè è ruffiano come certo rock di oggi, palloso e retorico come la nostalgia verso un certo rock di ieri, provinciale come quasi tutto il rock italiano. Perchè mi fa ridere poco, perchè manca di quel tocco magico che salva i film del fratello maggiore. Assomiglia a un lato b, che oggi è diventato sinonimo di sedere, un tempo era la canzone sul retro del 45 giri. Perchè comincio a non sopportare più questo umorismo toscano, questo modo estroso e cantilenante di modulare l'italiano e di imporlo anche ad attori che toscani non sono.
Non mi piace perchè  davvero non capisco a chi potrebbe interessare davvero questo film, abbastanza inutile. Non mi piace perchè non so se il rock è morto ma di sicuro ha scassato parecchio le palle. E perchè caro Carlo, non ti conosco e non ho davvero niente di personale, ma se non ti chiamavi Virzì forse nessuno ti avrebbe fatto girare questo film.

Ci sono titoli interessanti in sala. "Romanzo di una strage", lo vedrò presto. Vorrei vedere anche "Titanic 3d". Ho ricevuto un commento molto favorevole da un addetto ai lavori, mi incuriosisce ma temo un poco la durata. Ho visto che ormai proiettano anche le opere liriche al cinema. L'altra sera ho visto il manifesto della Butterfly e chissà se la fanno ancora.

Immaginate di entrare in un negozio di scarpe e comprarne un paio scegliendole solo dalla confezione. A volte penso che sarebbe più giusto differenziare i prezzi dei biglietti. Certi film dovrebbero costare di meno di altri. "I più grandi di tutti" dovrebbe costare non più di due, tre euro. Per 7 euro e 50 mi sembre lecito chiedere qualcosa in più.
E' tanto, tanto tempo che non vedo in sala un film che mi piaccia davvero, che ricorderò con piacere negli anni a venire. Se ne fanno ancora di buonissimi film?

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