domenica 13 maggio 2012

Shame

Perchè "Shame"? Intendo, perchè questo titolo? E perchè anche da noi in inglese?
Io immagino mia madre in coda davanti la cassa di un cinema a chiedersi di cosa parlerà mai questo "Scèim" o tutt'al più questo "Sciame". Un film sulle api o forse su un coglione.
Un'amica mi confessa che è andata a vedere il film soprattutto per Fassbender che, ne deduco, è più o meno l'uomo del momento. Chissà se si è sorbita pure "A dangerous method" (e dengerosmètod, boh?).
Sul mio computer ho il file di un vecchio film che si chiama  Nattvardsgästerna. Se anche voi non conoscete lo svedese è il titolo originale di "Luci di inverno".

Ok. "Shame" è la vergogna. Forse "La vergogna" suonava un poco troppo film minore di Bergman e solo "Vergogna" poteva sembrare più come un rimprovero ("vergogna!"). "Shame" sembra il nome di un profumo e la bella locandina che accompagna il film aumenta ancora di più l'effetto glamorous.
Per essere un film sulla vergogna o almeno per essere un film con un protagonista affetto da dipendenza sessuale è piuttosto stiloso. Cioè tutto il torbido che la storia potrebbe collezionare è invece bilanciato da una confezione molto curata: il film ha una bella fotografia, delle belle location urbane, un bel protagonista molto ben vestito che tutto sommato di tanto in tanto accarezza la bella vita, una bella colonna sonora e anche le donne che incrociano la sua strada sono piuttosto belle. Insomma nell'universo del protagonista è bandita la sciatteria. Infatti sembra il fratello segreto del Patrick Bateman di "American psycho", ma senza la vena di umorismo surreale che attraversava il sopravvalutatissimo romanzo di Ellis. La sciatteria o almeno un gusto più pacchiano appartiene alla sorella di lui: portatrice di una inquietudine estroversa, meno controllata; squattrinata e irrisolta mentre lui è benestante e indipendente. Che cosa li lega, quale sia l'origine del loro complementare disordine non lo sapremo mai. Manca in questo film qualsiasi retroscena, sia per quanto riguarda certe spiegazioni, sia per quanto riguarda il contesto familiare. Brandon e Sissi sono fratelli che non parlano mai della loro infanzia, nè dei loro genitori e sembrano non avere mai avuto ne una nè gli altri.

La vergogna è un sentimento potente che il cinema, così attento alle emozioni, non descrive quasi mai. Se un protagonista si vergogna è perchè ha commesso un errore e stiamone certi, saprà riscattarsi. La vergogna è qualcosa che mette a disagio e si cerca di respingerla in fretta. La vergogna è una vampata che fa arrossare le guance e che spinge a correre ai ripari al più presto. Immedesimarsi con la vergogna di un protagonista o imbarazzarsi per lui è qualcosa che dentro a un cinema fa venire i crampi allo stomaco. Per questa ragione non riesco mai a ridere troppo davanti a film molto divertenti come "Un americano a Roma" o "Caterina va in città". Quei personaggi così ottusi, che accumulano una gaffe dopo l'altra senza rendersene conto, mi fanno stare male.

Ma di questo tipo di vergogna in "Shame" ce n'è poca. E quando anche alcune scene potrebbero contenerne è neutralizzata dalla maschera facciale di Fassbender. L'intero film ha una sua freddezza che tiene sotto controllo tutto ciò che potrebbe risultare esasperato, sgradevole, disturbante, patetico. In questo sforzo continuo si perde qualcosa. Diventa un film più cerebrale che emozionante, ma forse ne guadagna in accettabilità presso il pubblico che prova appunto meno "vergogna" per quello che ha scelto di vedere.

Nella Bibbia la vergogna fa la sua comparsa molto presto. Adamo ed Eva mangiano la mela e prendono coscienza del loro essere nudi, cioè come dio ( prima delle madri) li aveva fatti. Si vergognano e cercano di coprirsi. Seguirà la punizione divina e la cacciata dal paradiso terrestre.
La vergogna allora è qualcosa di profondo e determinante per l'uomo, qualcosa che ne costituisce la natura stessa. E' qualcosa che accompagna l'uomo da sempre e non un imbarazzo momentaneo. Con questo tipo di vergogna forse fa i conti Brandon; ed è questo tipo di vergogna indelebile che gli impedisce di rompere lo schermo della sua solitudine se non con occasionali e impersonali relazioni o fantasticherie sessuali. La vergogna, simile al disprezzo di sé,  è una condanna per colpe oscure e il muro che gli impedisce di rivelarsi, dare o ricevere affetto, chiedere o offrire aiuto agli altri.

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