domenica 17 giugno 2012

Marilyn

E' il primo Sabato di vera estate. Fa caldo, le scuole hanno chiuso. Il mio corpo mi trasmette sensazioni di disagio, il sonno ritorna a farsi difficoltoso. Sarei voluto andare al cinema già Venerdì sera ma ero troppo stanco e ho finito per addormentarmi con il libro che mi hanno regalato tra un groviglio di lenzuola, in un bagno di sudore. Faccio sogni curiosi, densi e significativi se solo riuscissi a ricordarli. Qualcosa rimane al risveglio, la sensazione di segnali da decifrare. Ho ricominciato a lavorare e in pratica non faccio altro. Scandisco il mio tempo sulle variabili dell'orario di lavoro. Inseguo il ritmo, affaticato, con un inedito mal di schiena che è anch'esso un segnale da decifrare.
Il Sabato è troppo deprimente. Dovrei andare al mare anche io, forse. E invece vado al cinema. Prima però faccio un salto al vicino centro commerciale ma sono troppo depresso per assecondare remote tentazioni consumistiche. Al massimo mi sarei comprato il romanzo di Bianconi, quello dei Baustelle, solo perchè era in offerta; ma è una tentazione consumistica da vero depresso e insomma, c'è un limite a tutto.

Prima ancora sono andato a tagliarmi i capelli. Non sono andato dove mi hanno consigliato. Sono andato al solito posto di dove andavo a quindici anni, con il rischio che anche stavolta sbaglino il taglio e io torni a casa e cerchi un rimedio allo scempio a colpi di rasoio elettrico. Ci trovo un barbiere egiziano che non conosco e che mi fa un sacco di domande private alle quali do risposte evasive. La sera prima ho cercato a lungo di mettermi in contatto con una persona ma invano. Ho cercato di mettermi in contatto con qualcun altro ma nessuno sembrava volermi rispondere al telefono. Mi sentivo solo e avevo voglia di fare due chiacchiere con qualcuno. Ora che ho trovato qualcuno che vuole fare due chacchiere con me e sembra molto interessato ai cazzi miei non ho voglia di parlare.
Il taglio è soddisfacente. Anche stavolta ho un'acconciatura non voluta da gangster anni '30 con tanto di gel che mi tira i capelli all'indietro ma decido di non intervenire dopo per conto mio.
Recupero la macchina che ho parcheggiato di fronte a dove giocavo a pallone a quattordici anni. Sulla sabbia del campo è cresciuta l'erba. Qualcuno ha recintato la pineta con una rete che qualcun'altro ha buttato giù. Nessuno viene più a giocare da queste parti, si direbbe. Una delle due porte è scomparsa, non c'è più. Mi accorgo che, per forza di cose, gli alberi sono rimasti gli stessi. Tutto cambia ma certi alberi rimangono al loro posto. Il pensiero di questa cosa mi commuove.

Il cinema è il solito. Porta il nome di questo agglomerato di case voluto dall'arroganza di qualche palazzinaro noto. E' una struttura imponente, neanche brutta, su due piani, dalle vertiginose prospettive verticali e grandi vetrate su panorami periferici. Io non so neanche cosa hanno in programmazione. Mi accorgo che c'è ancora "Diaz" e vorrei rivederlo. Gli hanno addirittura aumentato gli orari. Però è un film troppo cupo e c'è un limite anche al masochismo.
Allora scarto per un soffio "Il dittatore" e punto su "Marilyn". Faccio il serpentone da aeroporto davanti alle casse deserte e raggiungo la sala. Mi siedo davanti, senza neanche controllare il mio posto, tanto non credo ci sarà la calca a quest'ora di Sabato. Mi sorbisco una lunga serie di trailer e pubblicità e fino all'inizio del film che però E' QUELLO SBAGLIATO.
Cioè non parte "Marilyn" ma "Project X", che è un film per adolescenti che dovrebbe raccontare la storia di una festa di compleanno dove succede di tutto.
La colpa deve essere mia, perchè sono l'unico a mostrare irrequietezza. Sono entrato nella sala sbagliata. Come è stato possibile?

Il fatto è che qui, in questa struttura monstre che permette la bellezza di 24 proiezioni contemporanee non c'è nessuna locandina all'ingresso delle sale, nè l'indicazione dell'orario di inizio. Credo sia una scelta voluta, per impedire al pubblico di uscire da una sala e entrare in un'altra senza avere pagato il biglietto e vedersi così più film gratis. Io ho sbagliato perchè ho confuso il numero del posto (11) con quello della sala (15).
Faccio due calcoli e deduco che "Marilyn" dovrebbe già essere cominciato da una decina di minuti. Allora prima decido di vedermi quest'altro film, ma resisto solo quattro minuti. Sarò superficiale ma "Project x" ha tutta l'aria di essere una boiata e io non sono troppo incline al masochismo.
Esco, non l'ho mai fatto prima.
Poi decido di andarmene a casa, mi è andata male, è colpa mia, ho sbagliato.
Poi però cambio idea e mi dico che forse, con un poco di fortuna entro in una sala a caso e vedo un film che non è ancora iniziato, magari trovo quello giusto e ho risolto il pomeriggio. Faccio tre tentativi, tutti infruttuosi.
Il primo credo fosse "Le paludi della morte", il secondo di sicuro "Killer élite", il terzo è un cartone animato in 3D. Frustrato, decido di rinunciare una volta per tutte. Poi cambio di nuovo idea.
Torno sui miei passi, deciso a vedermi "Marilyn" pure senza l'inizio. Alle brutte rimango in sala e vedo l'inizio dopo, al prossimo spettacolo, come si faceva una volta.
Entro nella sala giusta e succede un'altra cosa davvero incredibile.
Nonostante il buio mi è subito chiaro che sono l'unico spettatore. La sala è completamente vuota, il film iniziato e non c'è nessuno che lo sta vedendo. Ci sarei dovuto essere solo io, che sono arrivato in ritardo e stavo pure per tornare a casa. Mi chiedo se lo stanno proiettando solo per quell'unico biglietto strappato che ho nella tasca o se il regolamento della multisala prevede proiezioni obbligatorie anche in assenza totale di pubblico.

Il film poi è bello e si lascia guardare anche senza quella prima parte che non so quantificare in minuti. Anzi, ne guadagna in scorrevolezza. Entro già nel vivo dell'azione e non mi annoio affatto. Comincio a pensare che i film dovrebbero iniziare a durare una ventina di minuti in meno e i biglietti avere prezzi ridotti.
La mia impressione è che non si tratti di un capolavoro, ma di un film onesto, dietro il quale ci sono le mani di ottimi mestieranti. La regia fa un buon lavoro senza colpi di testa e neanche di genio, lo script riduce a minimo mistificazioni e prurigini e fa il ritratto bonario di una diva tormentata immedesimandosi nello sguardo innamorato del giovane protagonista-narratore. Michelle Williams a me sembra perfetta e centra quello che potrebbe essere il ruolo che vale tutta una carriera. Anche perchè se è vero che la vera dote dell'attrice Marilyn è nell'istinto lo stesso non può valere per la Williams che deve ricostruire l'artificio del mito nei minimi dettagli, rischiando di non riuscire non solo ad assomigliarle ma anche a rendere lo stato d grazia dei suoi ciak migliori.

A me restano delle considerazioni private.
Prima di tutto che per fare quello che si può definire un buon biopic è meglio evitare di raccontare tutta la storia dall'inizio, infanzia compresa, con tutti i suoi lati poco chiari e le deformazioni della memoria. E' meglio attenersi a un periodo limitato e significativo e adottare un punto di vista preciso. Tra l'altro è lo stesso principio adottato dai quattro Vangeli che sono stati inseriti nella Bibbia. Si concentrano sugli ultimi tre anni di vita di Gesù, quelli della predicazione attiva, e tacciono su quasi tutto il resto. Messi a confronto i testi di molti vangeli apocrifi possono assomigliare a moderni prodotti televisivi, magari anche di buona qualità. Molte agiografie dei santi invece sono più o meno gli equivalenti letterari delle peggiori fiction Rai degli ultimi anni.

Sebbene troppo giovane per essere stato segnato fino in fondo dalla figura di Marilyn ne comprendo le ragioni del suo esplosivo successo. Non è solo la bellezza ma una particolare forma di fotogenia che rende credibili e magiche sullo schermo interpreti mediocri, a discapito di attori e attrici più preparati e forse meritevoli. In fondo questo film ne offre una buona rappresentazione nel contrasto tra la diva americana e l'impostato Laurence Olivier, mettendo in scena anche la diversità culturale tra la vecchia Inghilterra e la più volgare e sensuale cinematografia americana. Marilyn è lo sdoganamento di quello che più tardi sarebbe potuto diventare rivoluzione sessuale o addirittura pornografia. E' una delle migliori formule magiche degli alchimisti della Hollywood di un tempo capace di sublimare l'arte dal trobido, sorreggere e nutrire sogni e aspirazioni, sapere modulare la gittata di potenti riflettori per rendere scintillanti gli oggetti del nostro desiderio nascondendo, come fanno i migliori direttori della fotografia, l'artificio, le doppie ombre sulla parete di fondo, le imperfezioni della fisionomia. Una formula magica ancora equilibrata e sana se si pensa che trent'anni dopo il sogno erotico degli adolescenti possono essere state le tette siliconate di Pamela Anderson.
 E cinquant'anni dopo?
Forse nella mancanza di evidenti e condivisi miti della contemporaneità sta oggi uno dei segni del declino della civiltà occidentale.

Poi c'è un'ultima considerazione che nasce dall'avere assistito per due giorni di fila, prima dal vivo e poi in un film, alla rappresentazione di un vecchio set cinematografico. A colpirmi sono le macchine da presa e le luci, ingombranti e pesanti se confrontate con quelle attuali. Ma soprattutto l'eleganza, forse pure troppo forzata, e la compostezza delle troupe di un tempo. I miei colleghi di cinquant'anni fa in giacca e cravatta mi fanno morire dal ridere e danno parecchio su cui riflettere. Nessuna nostalgia ma l'impressione che ci sia qualcosa di profondamente diverso in questo lavoro, nello stile con cui lo si compie, nella scientificità con cui lo si mette in piedi, nelle aspettative che vi si ripongono e alla fine anche nei risultati.
Mi colpisce anche, di rimando, la grande importanza che si da agli attori. Sembra non poter esistere il cinema stesso senza la presenza di divi da idolatrare e il film ne offre un esaustivo esempio. Ma questo sembra appartenere di più al passato. In una economia in crisi bisognerebbe ritenere intollerabili gli sprechi di un tempo che pure sorreggevano e alimentavano per assurdo l'economia stessa. Il budget di un film oggi se ne va in buona parte per pagare attori mediocri. Così nel buio della sala penso che sarebbe il caso di tornare a puntare su storie migliori, su volti nuovi e sconosciuti da spremere bene per quello che possono dare al singolo film. L'epoca delle Marilyn è tramontata e forse è anche meglio così.

Quando torno a casa però mi torna in mente un trailer visto nella sala sbagliata. E' di un film italiano che si chiama "Passioni". Non so chi l'ha girato, non so come abbia fatto a trovare un minimo di distribuzione. So solo che non ho mai visto niente di così brutto, da sembrare una parodia, trash come neanche i vecchi film in seconda serata sui canali privati regionali. Forse vederlo su internet non farà lo stesso effetto che sul maxischermo di una vera sala.
Dedicato a tutti quelli che pensano che i cinepanettoni siano la cosa peggior prodotta dal cinema in Italia. Purtroppo mi sa che non è così.
Vi allego il trailer di "Passioni" in coda al post.
Buona visione.