domenica 1 luglio 2012

Rock of ages

La ragione che mi ha portato al cinema a vedere "Rock of ages" era seduta accanto a me e allo scoccare dell'intervallo mi ha chiesto se mi stessi annoiando. No, ma il film era un poco una cazzata- questo l'ho detto- ma non ci voleva un cervello fine per giungere a questa conclusione. Per giungerci anche in anticipo.
Questo penso lo sapessimo tutti e due ma si vede che abbiamo aspettative diverse. E' la terza volta che andiamo a cinema assieme, il che è quasi un evento perchè sono passati anni dalla prima e anni anche dalla seconda. Non ci porta in questa o in altre sale una febbre cinefila ma la voglia di passare un poco di tempo assieme senza il rischio di annoiarci uno dell'altro, ma al massimo per colpa del film sbagliato. Ogni volta poi sembra racchiudere una fase e ci si scruta con la coda dell'occhio per trovare le differenze acquisite. Queste fasi potrebbero a posteriori essere sintetizzate in capitoli coi titoli dei film visti assieme.
1_"HALLOWEEN- THE BEGINNING"
2_"THE MILLIONAIRE"
3_"ROCK OF AGES"
In nessuno dei tre casi mie proposte. Nemmeno nel primo, figuriamoci. Mi sono limitato a dire di sì ogni volta. Non sono riuscito a capire che tipo di cinema le possa piacere davvero, di sicuro ha un approccio più rilassato del mio. Lo si capisce anche dall'abitudine a mangiare schifezze durante la visione. "Ne vuoi?" mi chiede, allungando il ciotolone di pop corn. Ne prendo una manciata e il CRUNCH CRUNCH che fanno le mie mandibole mentre mastico mi rimbomba nelle orecchie. "Lo sentirà tutta la sala!" penso e questo basta per farmi passare la voglia di continuare a scoccare.

C'è qualcosa in tutta questa situazione che sembra suggerirmi uno sguardo al tempo che è passato. Già il film stesso sembra riproporre scenari scaduti. Anche Tom Cruise, con l'esibizione muscolare di chi si sforza di tenere botta alla soglia dei cinquant'anni, mi lascia un indefinito sapore in fondo alla gola. Ma non è nostalgia, o se lo è qualcuno deve averne sbagliato le dosi. "Rock of ages" è come bere un cocktail alcoolico, arrivare al quinto bicchiere e non sentire ancora niente, solo un vago intorpidimento e la vescica gonfia. E' come finire a una festa di carnevale il cui tema è il glam rock anni '80 e trovare solo gente imparruccata e su di giri per nascondere il proprio imbarazzo, sul palco un gruppo di ragazzini che fa il verso ai Guns n' roses. Non c'è niente di peggio dell'imitazione, figuriamoci del divertimento o dell'eccesso. Ma di che mi lamento se in fondo neanche la persona che mi ha invitato a questa festa me la darà e io lo sapevo già benissimo da prima?

Quando il rock celebra se stesso con un musical, gli interpreti e la retorica da talent show ho l'impressione davvero che sia finito tutto. Ha lo stesso effetto di una maglietta d'epoca stirata e messa in bella piega sul fondo di un cassetto, da rispolverare solo in certe speciali occasioni. Faccio queste riflessioni e mi accorgo che ho addosso una t-shirt dei Napalm Death trovata in perfetto stato su una bancarella. Pura adolescenza metà anni '90.
Nel 1987 l'hard rock era all'apice del suo successo. Incredibile a dirsi ma capelloni laccati e chitarre distorte andavano di moda e finivano primi in classifica. Axl Rose dava il benvenuto nella giungla e invitava a sentire la sua serpentina, Steven Tyler affermava di essersi sniffato mezzo Brasile, Gene Simmons che era sulla cresta dell'onda da molto prima continuava la sua collezione di donne per raggiungere la cifra dichiarata di 5600 scopate. Tutto si può dire di questi personaggi fuorchè classificarli come intellettuali. Di certi poeti maledetti conservavano solo i vizi, amplificati dalla grancassa di una stampa capace ancora di alimentare miti. Erano brutti ma sembravano sexy, erano volgari ma tutti cantavano a memoria le loro canzoni, sembravano immortali ma pochi anni dopo il mondo gli ha voltato le spalle.
I genitori li ritenevano immorali, pericolosi e stupidi e forse, col senno di poi, non avevano tutti i torti. "Poi è arrivato quel frocio di Cobain ed è finito tutto" ( citazione da"The wrestler"). Niente più lacca nei capelli e forse neanche shampoo; niente più cori da stadio nè virtuosismi chitarristici ma stridore di voce e strumenti; niente più abbigliamento eccentrico ma orride e sformate camice di flanella; niente più esaltazioni orgiastiche sesso-droga-rock n'roll ma un profeta depresso ed eroinomane che dopo qualche anno rifiuta il ruolo di guida di una generazione levandosi di mezzo con una schioppettata di fucile.
Col senno di poi se oggi fossi padre mi sentirei più tranquillo ad avere un figlio seguace dei Kiss piuttosto che di Kurt Cobain. Ma anche seguace dei Kiss piuttosto che di uno Skrillex qualunque. E non parlo di musica ( i Kiss mi fanno cagare) quanto di filosofie di vita. Meglio un cazzone felice che un genio depresso.

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