mercoledì 9 gennaio 2013

La migliore offerta

Per capire cosa non mi convince di Tornatore prendo ad esempio James Cameron. Quando uscì "La leggenda del pianista sull'oceano" si parlò di un "Titanic" italiano. Entrambi i film avevano ambizioni colossali ed erano ambientati in un transatlantico. Il secondo film, rischiosissimo, superò record di incassi, fece incetta di premi, scatenò un fenomeno di isteria collettiva degna dei primi Beatles. Lo vidi solo anni dopo la sua uscita nelle sale. Per me è un film molto bello rovinato da una sottotrama amorosa degna di un romanzetto. Ma fu la sottotrama a decretarne il successo di pubblico. Tutta la potenza degli effetti speciali veniva in secondo piano di fronte agli occhi azzurri del protagonista. Non credo che Cameron sia un avido lettore di romanzi rosa né ha mai dimostrato di eccessive inclinazioni sentimentali nei suoi film.
Aveva capito che senza un carico superlativo di zucchero tutto quello che il pubblico avrebbe avuto sarebbe stato il resoconto angoscioso di una catastrofe con centinaia di morti, donne e bambini compresi. Alla fine invece, nonostante tutto attorno si consumi una strage indimenticabile, il film è diventato una pietra miliare del cinema sentimentale più estremo.

"La leggenda del pianista sull'oceano" invece fu un fiasco. Nonostante una confezione formale impeccabile e un testo teatrale molto amato all'origine non convinse nessuno. La sua visione, in una saletta romana dell'Anica destinata alle proiezioni per le scuole, fu una cocente delusione oltre che uno strazio. C'era qualcosa che non tornava sin dall'inizio e il film durava quasi tre ore. Alla fine, sui titoli di coda, metà del pubblico era stremato, si era raggomitolato sotto i propri giacchetti e dormiva.
Il film di Cameron aveva preso la storia di un clamoroso e tragico errore di sopravvalutazione da parte di un gruppo di tecnici, aveva cioè preso la storia di un'opera colossale dell'ingegno finita in tragedia e l'aveva trasformata in un successo senza precedenti.
L'intera carriera di Tornatore invece assomiglia a una continua ripetizione della storia del vero Titanic. Progetta imbarcazioni enormi che potrebbero trasportare milioni di spettatori. Invece finisce per non riempire neanche metà della nave. Non a caso i suoi film più apprezzati da qualche anno a questa parte sembrano essere quelli più piccoli, come nel caso de "La sconosciuta".
Come il comandante del Titanic, sottovaluta il pericolo degli iceberg. Ci finisce contro quasi sempre e, anche se la nave non affonda mai del tutto, di certo il pubblico protesta. Non è contento del viaggio. Giura che non ripeterà mai più l'esperienza. Cosa importa della ricchezza dell'arredamento quando ci si è annoiati a morte, il servizio era pessimo e la navigazione ci ha fatto venire più volte il mal di mare?
Intanto che fine ha fatto Tornatore? Si è già messo in salvo salendo sulla scialuppa che lo porta verso il prossimo film.

A mandare a fondo l'impianto di molti film di Tornatore è proprio quello che salva il film di Cameron dal disastro. E' l'onnipresenza di una componente sentimentale anche quando questa è del tutto superflua all'economia del film. E' l'aspetto in apparenza più naif di tutti i suoi film, molto rigorosi in quasi tutti gli aspetti formali. E' la convinzione che il pubblico si conquisti con le emozioni. Ma l'emozione di Tornatore è troppo spesso acerba e non convince ormai quasi nessuno. E' una emozione che sembra maturata più dall'amore visto rappresentato in altro cinema, grande cinema va detto. In questo caso è emblematica la scena finale di "Nuovo cinema paradiso". L'educazione sentimentale del protagonista è tutta in quella sequenza di baci salvati dalla censura nei più grandi film del passato. Baci mai dati e che non riceverà mai più. Il protagonista, ormai un affermato regista, ha perso la partita con l'amore della sua vita. Difficile rimanere inermi di fronte a una scena così patetica e suggestiva. Possiamo anche noi piangere assieme al protagonista. Il cinema ci viene in soccorso come consolazione e inganno.

Qualcosa di molto simile c'è anche ne "La migliore offerta". Il protagonista è un uomo non più giovane, anche egli un affermato professionista, battitore d'asta. Solitario, ossessivo e misantropo non ha mai amato nessuno e non riceve amore in cambio. Ama solo le opere d'arte, soprattutto quadri. All'interno della sua casa di lusso nasconde una collezione segreta di inestimabile valore. Una intera enorme stanza dalle pareti altissime coperta per intero da ritratti di donne dei più grandi artisti di tutte le epoche. Sono queste le uniche donne della sua vita. Per avere loro ha messo in piedi una truffa neanche tanto complessa che va avanti da anni con l'aiuto di un complice tra gli acquirenti.
Come il regista di "Nuovo cinema paradiso" egli è un esteta, amante del bello, vittima della inevitabile finzione dell'arte. Nel perseguire l'arte e nella sua contemplazione prolungata egli diventa un esperto del settore, rivela il suo vero talento. Ma rimane inetto nelle cose della vita, più opaca e meno sublimata, imprevedibile e anche pericolosa. Nel ritratto del battitore d'aste Virgil Oldman sembra esserci anche una velata forma di autocritica, un inatteso elemento personale, l'affermazione di una acquisita consapevolezza, il riconoscimento dei propri difetti. Forse è un caso o un segno che noto solo io. Ma forse no.

"La migliore offerta" è un film molto bello, più sostenuto del solito anche se non privo di sbavature. Le trovo soprattutto nei dialoghi, purtroppo in alcune parti del doppiaggio. Ho trovato un curioso articolo su "Internazionale" che sottolinea alcune altre stranezze a tale proposito. Sebbene continui a non convincermi del tutto proprio sul piano dell'autenticità emotiva riesce a rapire l'attenzione, a mantenere viva la curiosità dello spettatore, a stupire con la potenza di alcune sequenze. Riesce anche a chiudere bene, mantenendosi aperto quel tanto che basta, e culminando con un colpo di genio scenografico che racchiude molteplici significati. Thriller costruito come un meccanismo a orologeria. Una volta assemblati gli ingranaggi il meccanismo continuerà a battere il tempo in eterno. Il tempo è l'elemento segreto del film. Il tempo necessario per innamorarsi di una persona e accettare l'idea di un amore inaspettato nella propria vita. Tempo battuto senza fretta ma con costanza in tutto il film, che non comporta accelerazioni ma l'ineluttabile progressione verso queste differenti conseguenze dell'amore. Il tempo che guarisce ogni cosa. Il tempo che rimane prima di morire.
C'è dell'altro ma mi fermo qui. Per una volta non voglio rivelare spoiler.

Nessun commento:

Posta un commento